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La teoria del colore

Con l’avvento della fotografia digitale molti fotografi si sono spinti nella rielaborazione delle proprie immagini in un secondo tempo rispetto all’attimo dello scatto grazie all’ausilio dei numerosissimi strumenti informatici presenti sul mercato. Quello che un tempo richiedeva una preparazione tecnica e lunghe sedute in camera oscura, ora si può fare con un computer e con l’aiuto di un programma di fotoritocco. Per ottenere buoni risultati, però, i fotografi devono continuare a studiare le teorie e le tecniche che sono alla base della disciplina fotografica. Tra queste, la fondamentale è la teoria del colore e in particolare l’utilizzo dell’istogramma.

L’ istogramma è uno strumento base per regolare l’esposizione di una immagine e rappresenta i 256 livelli di luminosità percettibili all’occhio umano. Se l’istogramma concentra la maggiore intensità al centro o comunque spostato dai margini estremi del grafico significa che tutte le tonalità sono state riportate correttamente, se la concentrazione è nell’estremo sinistro significa che avremmo un’immagine sottoesposta, se lo è a destra una fotografia sovraesposta.

L’ istogramma diventa uno strumento prezioso nel fotoritocco in quei programmi che consentono di intervenire sull’immagine agendo direttamente sul grafico attraverso appositi cursori. In alcuni casi è possibile ottenere un istogramma per ogni colore primario potendo così correggere anche le dominanti di colore. È possibile intervenire sui colori per una regolazione della nitidezza delle immagini attraverso il contrasto ossia la differenza tra pixel adiacenti: più il valore è elevato maggiormente nitida sembrerà la foto. È necessario tenere a mente che aumentare il contrasto non aggiunge dettagli o risoluzione alle immagini: una foto sfocata o mossa rimarrà tale, il possibile miglioramento risulterà molto modesto.

La regolazione dei colori è quell’operazione che nel fotoritocco va tenuta alla fine per evitare che altre impostazioni tolgano la nitidezza e il contrasto creato.


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